Classicissima d’epoca

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Milano –Sanremo 18 marzo 2017

È una tiepida aria quella meneghina in questo anticipo beneaugurante di primavera che scalda i virgulti atleti ed il caloroso pubblico sin dalle prime operazioni di punzonatura nel centro milanese.

Ci siamo cari lettori! anche quest’anno sono qui a raccontarvi le gesta della trentina di velocipedisti pronti a sfidare la piana Padana, il dolce Appennino e la fiorente riviera ligure, senza timor alcuno.

Le operazioni di piombatura delle macchine avvengono sotto la perfetta egida della Nuvi, la Nova Unione Velocipedistica Italiana, il pubblico acclama i propri idoli davanti a palazzo Giureconsulti adibito alle operazioni pre corsa.

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Tra i capannelli di tifosi si odono già le prime indiscrezioni sui favoriti, forse anche qualche scommessa sta avvenendo di sotterfugio, ma in tutti si fa eco una voce sinistra che arriva da qualche cronista, dopo la pioggia del 2015 ed il freddo del 2016, il 2017 sembra avere un nuovo nemico che incombe sulle spalle dei ciclisti, il vento.

Dopo aver concluso le operazioni di punzonatura, gli affamati velocipedisti si spostano nella ridente cittadina di Assago dove all’Hosteria del Meneghin danno sfogo ed energia al loro fisico davanti alla tavolata imbandita, tanto che si vocifera che l’isolato modenese Ternelli, detto il Pucia, ben coscio l’indomani di non aver a disposizione i ristori degli accasati, abbia trangugiato nove cotolette e sei piatti di riso, il tutto innaffiato da ottimo lambrusco.

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La vigilia della partenza è ormai prossima, il castello di Binasco, è bandito a festa, fiaccole, battimani, fumogeni; Labadessa, il più meridionale del plotone, è acclamato a gran voce dai sui sostenitori provenienti da tutta la Penisola. Tutto è pronto; dopo la benedizione del parroco, lo scoccar nel campanile che batte la mezzanotte è il preludio all’inizio della battaglia, colpo di pistola dello starter olimpionico Marino Vigna e via si parte verso l’ignoto.

Il lungo Naviglio, con la Luna riflessa nella quieta acqua, è sempre suggestivo ma foriero di possibili imboscate; l’andatura battuta in testa dal dorsale 3, lo scaligero Lamacchi detto “il Conte”, non lascia però scampo ad alcun temerario fuggitivo.

In un batter d’ali i nostri titanici eroi sono già a fianco della Certosa, con impeto tagliano come una lama decisa il centro di Pavia e imboccano il suggestivo ponte coperto dove transita per primo il milanese Biondi, detto el Tramvée.

Nella piana che li deve condurre alle pendici Appenniniche il presagio di Eolo si fa reale, un vento sferzante li coglie in faccia.

Davanti alla corsa a dar man forte al Conte vengono in aiuto Segalini, detto “Galett” e Serpellini “le Terrible”.

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A Tortona vi è un atteso ristoro volante e in quel punto riesce a riacciuffare la compagine anche Airaghi attardato da una bucatura a Casatisma.

Il vento non dà tregua, tutti allineati sulla banchina, l’alba è ancora lontana, nella notte padana si sente solo il vociare di un vento ostico e il lungo conciliabolo in stretto dialetto vicentino tra gli inseparabili Berlato e Simonato.

Iniziano ad intraversi ai lati ubertosi colli tanto cari al Cuniolo, al Girardengo e al Coppi, al chilometro cento circa si passa da Novi Ligure e a tirar le fila ci pensa l’equipe bresciano-bergamasca del Pedale Vintage, che può contare su un parterre di partenti di rango eccelso, capitanati dal duo Serpellini-Cominini e dall’outsider iberico Soro.

Quando il drappello al cui comando c’è il frusinate Furnò, sopraggiunge a Ovada, le prime fioche luci albeggianti segnano senza dubbio alcun che l’omerico cimento entra nel vivo, firma volante del passaggio dal caffè Trieste, l’operazione del giroruota ed il Turchino li attende con Eolo ancor più battagliero.

Quei poveri atleti sembran quasi contorcersi nell’improbo gesto sportivo, il vento li vuole rigettar a Milano, ma che forza questa bella gioventù; tra loro svettano due grimpeur di rango assoluto, Baratella e Mariolini che con la loro proverbiale andatura stantuffante prendono il largo verso l’attesa vetta.

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Nella Isotta Fraschini al seguito le gentili consorti di alcuni velocipedisti, spronano incessantemente i loro beniamini alzando al cielo nella loro elegante femminilità dei fazzoletti colorati.

La discesa verso la riviera è per tutti a tomba aperta ma qualcosa lascia presagire che forse laggiù Eolo inaspettatamente potrà diventare loro complice verso il traguardo.

Al foglio firma di Voltri il gruppo si ricompatta e solo sugli zampellotti della Colletta e dei Piani di Invrea si assiste al tentativo vano di isolarsi del bresciano Giorgi, seguito a ruota dal milanese Abbili e dallo svizzero di italiane origini Fieschi.

Sempre suggestivo il passaggio dalla fiorente Varazze, luogo incantevole prescelto da molti dei ciclisti come luogo invernale di allenamenti per il clima mite che vi si respira;dove la folla inneggia tre idoli locali, il dottor Delfino ed i gemelli Ratto.

Tutto procede con regolarità sino a Savona dove si assiste alla rovinosa rottura del cerchio posteriore della macchina di Boschi da Parma, detto il Perozzi. Prontamente mastro Cermenati lo sostituisce con uno dei suoi formidabili cerchi il legno, coadiuvato nell’operazione dai fidi Antonio, Paolo e Natale, suiveurs della corsa.

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Nella pancia del plotone la coppia Zauli-Vettorato, veterani di mille battaglie tengono il gruppo ben compatto e dettano consigli valorosi ai debuttanti della Classicissima.

Ma nulla possono allorquando all’uscita di Savona si involano con gloriosa speme i tre toscani Nencini, Franceschini e Lentini, arcigni velocipedisti. La loro sortita dura però solo pochi chilometri raggiunti dalla falange guidata dal prode Salvioli e dal milanese Lanfranchi.

Ormai fervono i preparativi per la disputa del traguardo a premi di Alassio dove la spunta il meno giovine Baccanelli, che ha la meglio sui corregionali Cattaneo e Vasco, anche grazie ad alcune audaci manovre al limite del regolamento, e si aggiudica due salami e due bottiglie di vino robusto.

I tre capi Cervo, Mele e Berta sono ormai all’orizzonte, un tripudio di tifosi è pronto ad attenderli sull’ultimo di questi, il più arcigno, con pendenze che fan male ai garretti ormai stanchi dei ciclisti.

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È ancora una volta Cominini che profonde il gesto più fiero transitando per primo allo scollinamento verso Imperia ma nella contorta discesa la colorata falange lo raggiunge in men che non si dica spronata a gran furore dal britannico Platmann.

La città dei fiori ormai s’intravede senza alcun dubbio, il rettifilo di Via Roma in leggera ascesa è un pandemonio di fermentosi tifosi acclamanti a vivavoce i loro eroi ma come in un poema d’altri tempi il finale è a sorpresa, non vi son vincitori, non vi son vinti, al traguardo un solo grido per tutti gli atleti, evviva il Ciclismo, evviva la Nuvi , la ciclopica gara ha avuto il lieto finale.

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A dover di cronaca si segnala che la kermesse cittadina di Alassio del lunedì, contro ogni pronostico viene vinta dal milanese Airaghi detto Nuvolari che difende i colori della Nova Unione Velocipedistica Italiana.

Dal vostro inviato Ellesse

Qui trovate tutte le foto della manifestazione

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