Storia della Corsa XX Settembre Roma Napoli Roma

La Storia della “XX Settembre”/ “Roma-Napoli-Roma”è alquanto variegata ed altalenante nonché poco nota ed a molti addirittura sconosciuta. Innanzi tutto il nome: disputata il 20 Settembre per celebrare la storica “presa di Porta Pia” che permise in pratica l’unione definitiva dell’Italia con Roma Capitale (ai primi del ‘900 la data era giorno di festa a tutti gli effetti), la gara inizialmente prendeva la sua denominazione proprio dalla sua data di effettuazione. Tuttavia, dato il tracciato, presto assunse anche il nome di “Roma-Napoli-Roma”, divenuto poi teoricamente unico dopo che nel 1909 Giovanni Gerbi, il mitico “Diavolo Rosso”, vinse la corsa per la terza volta, aggiudicandosi in maniera definitiva (secondo il regolamento) la prestigiosa “Coppa XX Settembre” (tra l’altro ancora oggi presente tra i cimeli della famiglia Gerbi). La doppia dizione però rimase a lungo, anche perché la corsa (pur cambiando modalità di svolgimento) continuava spesso ad essere disputata ancora intorno al 20 Settembre. Comunque, nome a parte, la gara fu una delle più importanti competizioni italiane degli anni “eroici” anche perché si svolse con una certa continuità a partire dal 1902: all’inizio però fu esclusivamente dominio dei corridori di casa (sconosciuti al grande pubblico), ben più avvezzi al percorso e talora anche aiutati dai propri tifosi con metodi non sempre regolamentari. Ma pian piano la gara, grazie anche alle vittorie di Gerbi, divenne sempre più popolare fino a conquistare in pratica il posto della “Gran Fondo” come principale gara “di lunga distanza”: negli anni ’20 più volte infatti fu anche tra le prove di “Campionato”, annoverando tra i suoi vincitori Campioni assoluti del calibro di Girardengo (che nel 1913 “si rivelò” proprio sulle strade romane), Binda, Belloni e Guerra. Fu quindi una corsa molto prestigiosa ma nei primi anni ’30 subì la fortissima concorrenza della “Predappio-Roma” (“protetta”
politicamente) che in pratica la sostituì, decretandone l’uscita di scena alla quale contribuirono poi non poco la “modernità” e le contingenti difficoltà organizzative. Rimasero 26 edizioni che meritavano di essere ricordate: i nobili antenati non devono essere dimenticati.

Studio a cura di Carlo Delfino e Gianpiero Petrucci

EDIZIONI 1902 – 1934