1939, IL PRIMO ANTI-BARTALI: GIOVANNI VALETTI

7 MAGGIO: il giorno delle 3 maglie rosa
Primavera 1939. Venti di guerra scuotono l’Europa. Hitler, dopo l’annessione di Austria e Sudeti, non sembra accontentarsi. Mussolini, per non sfigurare di fronte all’alleato, invade l’Albania che diventa parte integrante dell’Impero Fascista.

Il 27° “Giro d’Italia”, che per la prima ed unica volta nella storia viene anticipato alla fine di Aprile per favorire la preparazione dei nostri alfieri ai Mondiali di Varese (gare poi stoppate precipitosamente dal conflitto bellico), si inserisce in questo preoccupante contesto con la solita giocosa e spensierata irruenza. 19 tappe, 89 partenti divisi in 8 squadre ufficiali (tra cui la Nazionale belga) e 7 “gruppi”, quattro riposi, niente abbuoni, ammesso il cambio di ruote tra concorrenti della stessa squadra in caso di foratura. Si prevede uno scontro tra titani: Bartali contro Valetti. Il primo, ventiquattrenne fiorentino, è il fenomeno del momento: il “Tour de France” 1938 ha completato la sua straordinaria escalation, iniziata nel 1935 con il “tricolore” alla prima stagione da “pro”. Due “Giri” (1936 e 1937), un “Lombardia” (1936), un altro “tricolore” (1937), l’ultima “Sanremo” e un’altra decina di affermazioni nelle più importanti gare italiane non lasciano dubbi: Bartali è già entrato di diritto tra i “campionissimi”, degno erede più di Gerbi (che ricorda per irruenza e gusto dell’impresa solitaria) e Binda (cui è paragonato per la superiorità in salita) che di Girardengo e Guerra dal quale ha comunque appreso l’arte di non arrendersi mai.
Al contrario, il venticinquenne Valetti non è apprezzato come meriterebbe, anche per quel suo carattere taciturno e senza slanci polemici che non lo fa amare né dai giornalisti né dai tifosi. Da buon piemontese (è nato a Vinovo, TO), Valetti preferisce i fatti alle parole come le corse a tappe alle prove in linea: 5° al “Giro” nel 1936 e secondo dietro Bartali l’anno seguente, ha vinto la “corsa rosa” nel 1938, dominando su Terminillo e Dolomiti, aggiudicandosi pure la graduatoria dei GPM e stabilendo la nuova media-record. Ma, dicono i maligni, Bartali (a riposo per il “Tour”) non era presente. Il fiorentino è assente pure al “Giro di Svizzera” che Valetti, primo italiano nella storia, stravince, staccando tutti sul S. Bernardino e sul terribile Furka. Il giornalista-tecnico Guido Giardini, alla guida della spedizione, resta impressionato dalla forza e dalla determinazione del torinese che, ottimo in salita e sul passo, si dimostra atleta quanto mai completo e particolarmente adatto alle corse a tappe. Ma, nonostante i lusinghieri giudizi, il suo destino di brillante stella nel firmamento ciclistico pare oscurato dalla “luce” del favoritissimo Bartali, apparentemente imbattibile.
Il “Giro” del 1939 si trasforma in un inevitabile botta e risposta tra questi due campioni. Dopo una prima tappa in cui lo stagionato Bergamaschi sorprende i pavidi favoriti sulla Rezza, la lotta si fa subito aspra. Il primo knock-down è a favore del fiorentino e ha addirittura l’aspetto di un K.O.: sul Colle Caprile, Bartali approfitta dell’inaspettata crisi di Valetti che, in giornata-no, perde cinque minuti. Gino vince a Genova, indossa la “rosa” e tutto pare già finito. Ma le parti si invertono il giorno seguente: Bartali fora sul Bracco e lo scatenato Valetti trascina un gruppetto fino al traguardo di Pisa dove si impone Cinelli che conquista a sorpresa il primato. Bartali, sfiduciato e senza gregari all’altezza, accusa sette minuti! A questo punto in tanti cominciano a pensare al “terzo che gode”, vale a dire il rosso romagnolo Mario Vicini, valido in salita e potente a cronometro, definito, forse non a torto, un uomo per tutte le stagioni. La cronometro in salita del Terminillo, primo vero momento-chiave, ha un esito chiarificatore: in 14 km e spingendo un 48×18 che la dice lunga sulla sua potenza di passista scalatore, Valetti infligge 28” a Bartali, portando il suo margine in classifica sul rivale a sfiorare i due minuti. Vicini invece perde oltre tre minuti e si vede costretto a ridimensionare i suoi velleitari sogni di gloria.
Intanto però emergono personaggi inaspettati. Lo sconosciuto Saponetti, un campano trapiantato a Roma vince due tappe, dimostrandosi vivace e veloce, sfruttando al meglio la sua valida esperienza di pistard. I giovani Bizzi e Leoni, 44 anni in due, si confermano ottimi velocisti. Marabelli coglie l’attimo a Senigallia e Servadei si impone, profeta in patria, a Forlì dove (nella semitappa mattutina) una caduta elimina Cinelli, permettendo a Secondo Magni di guadagnare la testa della “generale”. Costui, toscano di Massarella, è un gregario di Bartali il quale, in un “Giro” più incerto del previsto, non può accettare un simile affronto: quando, nella frazione pomeridiana, Cottur fa il diavolo a quattro sul Muraglione e Magni fora, Gino ordina ai suoi di lasciare il compagno al proprio destino. Mai vista la “maglia rosa” sola ed abbandonata! Non contento, Bartali vince in volata a Firenze dove però, ironia della sorte, Valetti torna leader della “generale”, in un tourbillon appassionante. In questa giornata, 7 Maggio, si assiste così ad un evento unico nella storia del Giro d’Italia: la maglia rosa, sempre pronta ai colpi di scena e votata allo spettacolo, cambia tre padroni in sole nove ore! Ovvero, come canterà poi Totò nel celebre film del 1948 (Totò al Giro d’Italia), “la maglia rosa è quella cosa che mai si riposa”.

In casa Legnano si respira un certo nervosismo. Gino però non si discute ed il concreto Eberardo Pavesi, direttore della Legnano, pensa già alle Dolomiti. Ma la strada per i Monti Pallidi è ancora lunga ed appassionante. Bizzi a Bologna, Chiappini a Venezia ed il solitario Cottur nella sua Trieste, introducono alla crono di Gorizia: 42 km levigati ma non troppo, nei quali potenza e ritmo fanno la differenza. Valetti non lascia scampo a nessuno, tanto meno a Bartali che perde altri 2’, raddoppiando il suo ritardo in classifica! Sbalordimento generale per il tracollo del toscano. Però, dicono i suiveurs rincuorando l’avvilito Pavesi, adesso viene il bello: si va sulle Dolomiti e Bartali deve attaccare. Sulla Mauria infatti scatta a ripetizione, da vero grimpeur e guadagna un minuto ma Valetti sale saggiamente con il suo passo e recupera tra discesa e pianura. A Cortina (vince Magni) niente cambia in classifica tra i due rivali. Tutto si modifica invece nel tappone che porta a Trento. Bartali attacca sul Rolle e stavolta lo spettacolare affondo lascia un segno profondo, probabilmente indelebile: la “maglia rosa” cede metro dopo metro, sostenuto (e…spinto) soltanto dal fido Bizzi. Valetti è in crisi nera, forse per un’indisposizione notturna o, come sostengono alcuni, per un malore misterioso legato a “beveroni” mal calibrati). In vetta accusa 4’50” di ritardo che ben presto diventano 7’, quando Bartali trova ottimi compagni d’avventura (Vicini, Cottur, Del Cancia, Simonini) i quali hanno capito da quale parte spiri il vento. Al traguardo il fiorentino vince allo sprint e si veste nuovamente di rosa. In classifica il “risorto” Vicini è secondo a 58”, Valetti a 3’49”. Tutto sembra veramente deciso.

Il 17 Maggio 1939 è invece il giorno in cui si capisce come Bartali non sia poi così imbattibile. Penultima tappa di un “Giro” emozionante, da Trento a Sondrio. Piove e fa freddo. Sul Tonale nevica, la strada è un torrente limaccioso. Valetti non ha tempo da perdere e già in Val di Non, nei pressi di Taio, parte a spron battuto. Lo splendido Bizzi è con lui, Bartali non molla. La sfortuna ci mette lo zampino: il fiorentino fora! Perde due minuti. Poco più avanti fora anche Valetti ma Bizzi, ancora una volta gregario perfetto, gli passa la ruota ed il piemontese insiste sulla strada innevata. In vetta Bartali, che non ha saputo reagire, frenato forse dal maltempo o dalla troppa sicurezza della vigilia, accusa oltre 5’, non ha gregari al fianco e la sua proverbiale parsimonia non gli consente di chiedere aiuti. Il “Giro” si decide tra Edolo e l’Aprica: Valetti, da solo ed incurante del maltempo, dimostra tutta la sua classe di passista scalatore, favorito da un percorso capace di esaltare chi è in grado di spingere con forza su pendenze non impossibili. Novanta km di fuga solitaria, 6’48” di margine su Bartali: la “maglia rosa” torna sulle spalle del piemontese. Bartali è sconfitto sul suo terreno, per la prima volta, in maniera netta ed indiscutibile, al termine di un duello quanto mai incerto e combattuto, caratterizzato da continui colpi di scena. Perfino nella frazione conclusiva, nell’ultimissima opportunità, si sfiora il clamoroso ribaltamento: sul Ghisallo, là dove oggi sorge il Museo del Ciclismo, Bartali attacca e transita solitario al comando in vetta. Ma Valetti non è lontano ed in discesa colma il divario, chiudendo ogni questione.

A Milano il piemontese coglie il trionfo strameritato, alla faccia di chi lo considerava senza speranze al cospetto dell’imbattibile Gino. Stavolta i “soloni” si sono sbagliati: Giovanni Valetti da Vinovo, classe 1913, ha battuto Bartali. Con classe, tenacia, grinta, determinazione, umiltà. Grande corridore, Valetti. Il prototipo dell’atleta solido e costante, in grado di vincere in salita come a cronometro. Si sprecano i paragoni: a qualcuno ricorda Ganna (fisico poderoso e fondista eccezionale), ad altri Brunero (scalatore formidabile), ad altri ancora Martano (valido su ogni
percorso). Difficile ma stimolante confrontare campioni di epoche diverse. Ed allora, avvicinandoci ai giorni nostri, possiamo dire che Valetti era l’Adorni degli anni Trenta: stesse caratteristiche tecniche e fisiche.
Ma il piemontese, a differenza del parmigiano, fu spesso sottovalutato se non addirittura ingiustamente dimenticato dagli addetti ai lavori. Non si vincono per caso due “Giri” consecutivi, dominando in salita ed a cronometro. Non si diventa anti-Bartali, il primo della serie, senza essere Campione con la C maiuscola. Valetti merita il suo posto importante nella storia del nostro ciclismo anche se le parabole dei due grandi rivali qui incontrati subiranno traiettorie completamente diverse: il “Giro” del 1939 è infatti l’ultimo grande successo del piemontese mentre il fiorentino continuerà a primeggiare per molti anni. Anche se, dopo la guerra, arriverà un altro anti-Bartali, in maglia bianco-celeste. Ma questa è una storia che conoscono tutti.

Delfino e Petrucci

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