Della nascita della Milano-Sanremo conosciamo molte cose. Anche il nostro sito se ne è occupato e diversi autori hanno incrementato gli studi e le ricerche sull’argomento. Tutti sanno che tanto per dare il benvenuto alla corsa verso il sole della Riviera, diluviava e la cosa consigliò i meno motivati a rinunciare. Quattordici aprile 1907, il giorno della prima Milano-Sanremo, oggi arrivata all’edizione numero 117. Di quella battaglia tra i coraggiosi pionieri della Classicissima si conoscono racconti e aneddoti. E ovviamente il vincitore, il francese Lucien Petit Breton. Ma nessuno, sino a ora, era al corrente dell’esistenza di un “garibaldi” della prima Milano-Sanremo. A scoprirlo è stato il nostro socio anziano fondatore, Carlo Delfino, storico del ciclismo e non nuovo a ritrovamenti importanti per la storia del nostro sport.
Il Garibaldi è l’opuscoletto, “il pamphlet” direbbero i francesi, che contiene le informazioni di una corsa in bicicletta. Uno strumento indispensabile che, soprattutto un tempo, era vitale per i corridori. Si sapeva che già esistevano opuscoli “didattici” per qualche manifestazione a pedale, ma era difficile immaginare che fosse stato realizzato anche in occasione della prima Classicissima. Invece è stato casualmente ritrovato questo pezzo probabilmente unico, e dal contenuto molto dettagliato.
Ci sono già altimetria, planimetria, le immagini delle principali località attraversate e le foto dei corridori partecipanti favoriti, corredate da brevi biografie. Il libercolo si intitola semplicemente “Milano-Sanremo, corsa ciclistica internazionale organizzata da La Gazzetta dello Sport e
dall’Unione Sportiva Sanremese”.

Si parlava di opuscolo. Il termine “garibaldi” sarà utilizzato dal 1961 in poi: ne hanno già parlato molti tra i quali anche il nostro Pasquini: la storia suriosa di questo termine. C’era il Giro d’Italia del centenario e sulla copertina del volume che informava sul percorso, spiccava un disegno dei
bersaglieri, mentre all’interno era raffigurato Garibaldi. Gli addetti ai lavori, direttori di squadre e atleti, per fare prima, iniziarono a dire gergalmente “Passami il “Garibaldi”, prendimi il “Garibaldi…!”. E da allora l’Eroe dei due mondi è diventato a sua insaputa protagonista del ciclismo.
Non è la prima scoperta importante del nostro socio anziano. Qualche anno fa, insieme a Marino Vigna, ex ds di Merckx, aveva trovato l’originale della famosa foto dello scambio della borraccia tra Coppi e Bartali, in cui era presente a sorpresa anche un terzo “incomodo”, il belga Ockers che certificava una istantanea di corsa vera e non costruita. Sulla Milano-Sanremo si erano già visti dei garibaldi degli anni ’20 in cui erano riassunte le prime edizioni della corsa. I primi volumi esclusivamente dedicati alla presentazione della corsa, sembrava risalissero agli anni ’30 ma non si esclude che fossero editi anche prima, come questo del 1907. In questo modo i corridori e i tecnici suiveurs potevano contare su un aiuto di tutto rispetto. Il percorso di 290 chilometri era abbastanza dettagliato, il premio per il vincitore era di 300 lire e il regolamento parlava chiaro: 5 lire di
iscrizione e divieto assoluto di farsi “allenare” o rifornire da altri al seguito. Il 14 aprile 1907 su 62 iscritti si presentarono in 33, solo 14 arrivarono a Sanremo. I principali corridori italiani furono, come si sa bene, Gerbi, Ganna, Cuniolo, Canepari. Stranamente nell’opuscolo di presentazione
mancavano i francesi, forse iscritti quando era già andato in stampa…. I favoriti Transalpini furono protagonisti. Il primo a giungere nellla “città dei Fiori”, dopo 11 ore, 4’ e 15”, fu infatti Petit Breton. Secondo giunse Gerbi, davanti a Garrigou ma i loro piazzamenti furono ribaltati dalla giuria per le scorrettezze commesse dell’italiano, detto il Diavolo Rosso. Infatti per favorire il successo del compagno di squadra Petit-Breton, Gerbi nel finale aveva frenato Garrigou in modo scorretto, lo aveva persino afferrato al collo. La Milano Sanremo nasceva “Grande Corsa”. Ma nessuno poteva
prevederlo e tutta la sua futura storia gloriosa nel primo garibaldi, non poteva ancora essere scritta.







